Incantesimo in stazione

2008


 

 

Immagini e video dello spettacolo del luglio 2009, Teatro del Navile, con Francesco Paoloemilio, Maurizio Corrado, Flavia Moretti. Regia di Maurizio Corrado.

Foto Gabriele Orlandi http://gabrieleorlandiphoto.blogspot.com/

Una favola misteriosa che potrebbe avere per antenati “La piccola fiammiferaia” con tutta la potente aspettativa del suo ultimo desiderio, o “La lampada di Aladino”, oppure, in pittura, “L’incantatrice di serpenti” di Henri Rousseau. La ragazza invisibile, la “meraviglia” come le si rivolge l’uomo, ha il potere di ricongiungere un padre e un figlio in un finale ribaltamento di ruoli, questo almeno è quanto ci ho visto, giusto o sbagliato che sia. Il tema dominante dell’atto unico è l’amore nelle sue sfaccettature più varie (uomo - donna, genitore - figlio . . .), a cui si unisce una evocazione del potere del femminile la cui forza è già nell’ “incarnarsi”, la cui poesia è già nel silenzio, il cui potere è nell’essere sempre, eternamente, “la madre” che attraversa i secoli (la ragazza infatti potrebbe essere madre del giovane, ma anche dell’uomo quando ha luogo la mimesi finale), e poi quel memento rivolto a tutti noi “non perdere la propria vita per non aver osato”,  “j’ai perdu ma vie pour n’avoir pas osè”, questo grosso modo è quanto fa dire anche Chiara a uno dei suoi personaggi nel “Cappotto di Astracan”.
(Costanza Savini)

Personaggi: l’uomo, il ragazzo, la ragazza, la tromba.

Luci.
Stazione. Un uomo con impermeabile, cappello e valigia aspetta. Passa un treno. Poi un altro. Si siede a destra della scena. Apre la valigia, tira fuori una scatola di biscotti. Mangia. Una bottiglietta d’acqua. Beve. Passa un treno. Arriva un ragazzo a piedi nudi e con una valigetta, si guarda intorno, si siede in terra all’altro lato della scena. L’uomo lo guarda. Sembra infastidito. Il ragazzo posa con molta cautela la sua valigetta in terra. Sta per aprirla. Si guardano. L’uomo smette di mangiare, fissa la valigetta. In fretta rimette tutto in valigia, si alza, esce.
Il ragazzo apre la valigetta, tira fuori una tromba. Inizia a suonare. Al centro della scena, seduta sulle ginocchia, appare una ragazza, è molto bella, ha un vestito leggero, le gambe scoperte, resta immobile. Quando la musica finisce, lei  scompare, l’uomo è in piedi, con la valigia in mano, guarda il ragazzo.

A – Chi era?
B – Chi?
A – Una  tua amica?
B – Quale?
A – Mi prendi in giro?
B – Chi?
A – L’hai vista?
B – Ti ha preso in giro?
A – Chi?
B – Come chi?
A – E’ la tua donna?
B – Chi?
A – Tu suoni e lei gira col cappello?
B – Quale cappello?
A – Non hai un cappello?
B – Mi dai il tuo?
A – Ce l’ha lei, il cappello?
B – Lei chi?
A – Non si guadagna molto, vero?
B – Me lo dai il cappello?
A – Tieni.
B – Grazie.

Il ragazzo  si mette il cappello, avvicina la tromba alla bocca e ricomincia a suonare. L’uomo torna a destra. Al centro del palco compare la  ragazza, stessa  posizione di prima. Quando il suono finisce, scompare.

B – Cos’hai  nella  valigia?
A – Nella  valigia?
B – I tuoi affari?
A – Stavolta l’hai vista?
B – Vestiti? Effetti personali? Una tromba, magari?
A – E tu, cos’hai nella tua?
B – Non l’hai visto?
A – L’hai vista o no?
B – La ragazza?
A – E  chi altrimenti?
B – Ce l’hai nella valigia?
A – Chi?
B – Sei un serial killer?
A – Io?
B – L’hai uccisa, tagliata e messa in valigia?
A – Chi?
B – Cos’hai nella valigia?
A – Chi?
B – Me la dai, la valigia?
A – Tieni.
B – Grazie.