MARISMA

OPERA FLAMENCA
1985/2015


MARISMA è uno spettacolo in cui il mondo del teatro e del flamenco si fondono per dare vita ad un’opera unica. Il filo conduttore è l’atavica lotta fra il popolo mobile dei cacciatori e quello sedentario degli agricoltori, una lotta iniziata oltre 10.000 anni fa e che contrappone due stili di vita opposti, culture / hunture.  MARISMA è una storia d’amore e di guerra, è un’iniziazione alchemica, è lo spettacolo della nostra specie raccontato per simboli, movimenti, musica, danza. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MARISMA
Opera Flamenca

di Maurizio Corrado
2015

Adattamento teatrale dal testo originale del 1985.

 

Personaggi

 

Viaggiatore / Alchimista
Servo / Juan
Maria Luz

Popolo mobile
Popolo sedentario

Musicisti
Ballerini

 


Scena prima. Introduzione.
Il viaggiatore, il servo.

Luci.

Scena vuota. Entra un uomo, lentamente. Sembra stanco, come avesse camminato molto, ha un bastone al quale si appoggia, una specie di bisaccia di tela.

Viaggiatore Io non capisco perché ti ostini a seguirmi. Non ti pago, non ti insegno nulla e non vado da nessuna parte. Che vuoi da me?
Servo (da fuori) Io non seguo nessuno. Stiamo solo facendo la stessa strada.
Viaggiatore Puzzo anche, probabilmente...

Entra il servo tirando un carrettino con sopra ogni tipo di cosa, grossi formaggi, scarpe, cappelli, oggetti indefinibili, una sedia, sacchi pieni e scuciti, vestiti, una grossa sfera che sembra un mappamondo.

Servo Poi cosa faresti, senza di me? Sei capace solo di pensare! Mai che ti arrampichi su di un albero per prendere un fico, o che rincorri un coniglio lo ammazzi e te lo arrostisci. Sì, mangiare sei capace, ma cucino io, però. Ti è piaciuto il polletto di ieri sera, vero?
Viaggiatore Quale polletto?
Servo Ah, non te lo ricordi? Però mangiare te lo sei mangiato, il polletto!
Viaggiatore Da quanto tempo stiamo camminando?
Servo E io che ne so? Sei tu il sapiente, leggi le tue stelle, vedi se dicono qualcosa!
Viaggiatore Non dicono niente.
Servo Saranno stanche pure loro, che dici? Dormono le stelle? Magari di giorno, ma con tutta quella luce come fanno?
Viaggiatore Io mi fermo qui.
Servo Qui? Ma non c'è nulla qui, dove ci sistemiamo?
Viaggiatore Ho detto che io mi fermo qui, tu fa come vuoi.

Il servo, parlando, inizia a prendere cose dal carretto, tira giù la sedia, fa sedere il viaggiatore, stende un telo a terra, vi sistema cose da mangiare, organizza lo spazio per passare la notte.

Servo E che mangi stasera, il bastone? Prima o poi ti mollo veramente, non vedi come sei conciato? Dovevo lasciarti là sulla spiaggia e ritornare sulla nave, altro che, lì si che mi divertivo. Ma te le ricordi? Dico, dovunque ti girassi: tette! Tette dappertutto, e grosse e sode che stavano su dritte verso il cielo! Che spettacolo! Ma davvero esiste un posto dove le donne stanno così?
Viaggiatore Creta.
Servo Uno gira per la strada, un paio di tette di qua, un paio di là, magari inciampi e ci infili la faccia dentro! Tu vieni di là, vero? Se rimanevo sulla nave magari mi ci riportavano.
Viaggiatore Stavano scappando.
Servo Comunque sulla nave c'erano, le ho viste bene.
Viaggiatore È da lì che hai rubato tutte quelle cose che ti porti dietro, vero?
Servo Rubato? Non sono mica un ladro, io! Le ho prese come ricompensa. Io volevo solo un passaggio e mi hanno fatto sgobbare giorno e notte. Mentre tu te ne stavi a guardare il mare io pulivo il ponte, ricucivo le vele, cucinavo, a proposito, oggi mangiamo castagne.
Viaggiatore Quali castagne?
Servo La regina mi aveva preso in simpatia, una volta sono entrato e lei era lì, tutta nuda che tagliava l’aria con quella spada come se avesse davanti un mostro. Come faceva a tenerla in mano, poi, solo con due mani riuscivo a sollevarla io, e lei via a menare colpi che quasi mi taglia in due.
Viaggiatore Almeno la smettevi di parlare.
Servo Vuoi una castagna?
Viaggiatore Quali castagne?
Servo Tieni. Mangia.

Pausa

Servo Dormi?
Viaggiatore Sì.
Servo Raccontami delle praterie.
Viaggiatore Domani.
Servo Com’erano?
Viaggiatore Te l’ho raccontato mille volte.
Servo Grandi, vero?
Viaggiatore Infinite.
Servo Sì.
Viaggiatore Immense.
Servo Le praterie.
Viaggiatore Le praterie immense.
Servo E tu ci camminavi?
Viaggiatore Non c’era altro.
Servo C’era la foresta.
Viaggiatore Ricordo la pioggia, quando scendeva potevi ascoltare il suono di ogni piccola goccia che arrivava sull’erba, sentivi la terra che si bagnava e si apriva, lentamente, guardavi in alto ed era il cielo che ti veniva incontro sciolto in miriadi di piccoli pezzi che precipitavano giù e li sentivi tutti, contemporaneamente, insieme, sopra la pelle e intorno, lontano, fino alla foresta.
Servo Raccontami della foresta.
Viaggiatore C’erano le donne, nella foresta.
Servo E tu ci andavi?
Viaggiatore C’erano le donne, nella foresta.
Servo Io ci sarei andato subito.
Viaggiatore Tu?
Servo Certo, me ne prendevo due o tre e me le portavo via.
Viaggiatore Dove?
Servo Dove me le portavo?
Viaggiatore Nelle praterie?
Servo Nelle praterie immense.
Viaggiatore Era sacra, la foresta.
Servo Perché?
Viaggiatore Dormi.
Servo Vuoi una castagna?
Viaggiatore Dormi.
Servo Allora la metto qui.
Viaggiatore Così nascerà un albero.
Servo E una foresta. Raccontami delle foreste.
Viaggiatore C’è una storia che non ti ho ancora raccontato.
Servo Chissà quante ne sai.
Viaggiatore Me l’ha raccontata una gitana.
Servo Io mi metto qui buono buono a guardare le stelle.
Viaggiatore La storia inizia da qualche parte nella Marisma, in Andalusia. È notte, siamo in un campo gitano…

Buio.

 

MARISMA - Opera Flamenca
Immagini e video dello spettacolo del 21 marzo 2015, con Leonardo Gallotto, Agnese Corsi, Maurizio Corrado, Mania Gregorian. Monica Argnani al baile, Paolo Baldoni cante y baile, Spiros Maresca chitarra. Consulenza Katane Tiziana Mantovan. Testo di Maurizio Corrado. Regia di Maurizio Corrado e Paolo Baldoni.

Produzione Alquimia Flamenca e Teatro del Navile

 

Noi, come specie Homo Sapiens, siamo qui da almeno 200.000 anni. Da quando siamo apparsi ci siamo sviluppati ed evoluti con un modello di vita che possiamo definire mobile. La nostra evoluzione è iniziata dai piedi, dal movimento. Ci spostavamo costantemente in gruppi, a volte su di uno stesso territorio, altre esplorando nuove zone, portandoci dietro un equipaggiamento leggero. Io sto fuori e mi muovo. Abbiamo avuto questo comportamento per 190.000 anni almeno. Poi circa 12.000 anni fa è iniziata una lenta trasformazione di abitudini, abbiamo cominciato a usare la coltivazione per procurarci il cibo e con l’agricoltura siamo diventati sedentari. Questo ha portato in breve tempo alla nascita dei primi insediamenti stabili, alle città e a quello che chiamiamo civiltà. Nel momento in cui scelgo di coltivare, ho necessità di conservare. Mentre prima ciò che raccolgo o caccio lo consumo immediatamente, diventa me, ora lo accumulo e lo possiedo, è altro da me, ho inventato l’avere e la necessità di difenderlo. Costruisco qualcosa per conservarlo, un granaio. È il mio primo vero elemento fisso. Intorno a lui, intorno all’accumulo, al mio capitale, costruisco mura per difenderlo, costruisco la mia casa per sorvegliarlo, poi quella di mio figlio e della sua famiglia, in breve ho un villaggio, una città, una metropoli e siamo all’adesso.  Il mio stile di vita da mobile, è diventato sedentario.
Se rendiamo con un grafico la nostra storia vediamo meglio il rapporto che c’è fra il periodo mobile e quello sedentario.

Ognuno dei trattini rappresenta 10.000 anni, quelli bassi sono gli anni mobili, quelli alti i sedentari. La storia, secondo la narrazione classica, inizia alla metà del segmento in alto, dove abbiamo messo un punto, poco più di 5.000 anni fa, con la nascita della scrittura e di tutti quegli elementi che hanno formato ciò che abitualmente chiamiamo civiltà.
L’ipotesi è che il modello mobile sia tuttora alla base del nostro essere e che sia iniziata una fase in cui possiamo riprenderci la nostra vera natura mobile. Noi siamo fatti per stare fuori e per muoverci.
Oggi molti di noi hanno un modo di vita che è palesemente più avvicinabile a quello mobile piuttosto che a quello sedentario. Dagli anni Novanta c’è stato un salto qualitativo dato dall’arrivo della rete e dei mezzi elettronici. Il modello mobile si è impadronito letteralmente se non del comportamento fisico, di quello mentale di ognuno di noi. Non è un caso che il termine navigare sia estratto dal vocabolario del viaggiatore. La nuova percezione del mondo, quella nella quale si formano le nuove generazioni, è quella del cacciatore mobile, non quella del sedentario. Il mondo è percepito come itinerario, la vita si sviluppa intorno ad un percorso, dove ci sono tappe, punti in cui ci si ferma per poi ripartire. È quello che succede ogni giorno quando usiamo la rete.

L'agricoltore/sedentario/cittadino possiede, accumula, e deve difendere quella che è diventata la sua vera essenza. Il sedentario è ciò che possiede, il cacciatore è ciò che conosce. I beni del cacciatore fanno parte del suo essere. I beni del sedentario sono altro-da-sé, sono fuori dal suo corpo, altrove, e quindi asportabili, deteriorabili, necessitano di difesa e confini. Per il sedentario la mobilità diventa sinonimo di perdita, pericolo, il cacciatore porta con sé il proprio campo.

L'avere implica l'immutabilità del soggetto e la permanenza dell'oggetto, nega il divenire. Il concetto di essere è qualcosa che fluisce e fluisce in sé e oltre sé stesso, l'uomo che ne è portavoce è come un recipiente che ingrandisce mentre lo si colma, sì che mai sarà pieno (Maestro Eckart). L'essere viene incrementato dalla pratica, così ciò che si spende non va perduto, va perduto ciò che si conserva. Essere e avere sono due modalità fondamentali di esistenza, due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo, due diversi tipi di struttura caratteriale, che determinano la totalità dei pensieri, sentimenti e azioni. L'essere è visto come un processo, non c'è posto per alcunché di permanente, duraturo e immutabile.

MARISMA è la storia della guerra fra queste due concezioni del mondo.

(testi tratti da Maurizio Corrado, Il sentiero dell’architettura porta nella foresta, Franco Angeli Editore, 2012)